Le foto come racconto

oggi mi sono fatta una camminata piuttosto lunga, per obbligo, non per scelta ūüėÖ, e siccome siamo ormai intrisi del concetto di “ottimizzazione dei tempi” ho pensato che fosse una buona occasione per diverse cose:

  • fare la mia passeggiata salutare che dovrebbe essere un programma diurno mentre invece √® sporadico.
  • lasciare i miei pensieri liberi come cuccioli di Labrador anche se creano un totale caos. Genera benessere e dal gioco caotico si imparano cose.
  • mettere in pratica l’esercizio fotografico in programma (sul mio canale YouTube ho creato una rubrica di esercizi fotografici in cui mi metto anche io in gioco, i video dovrebbero uscire ogni quindici giorni ma la triste realt√† √® che escono quando riesco. Comunque se vuoi vederli e mettere in pratica qualche esercizio trovi qui la playlist)

L’esercizio del momento √® quello di fotografare solo quello che vediamo a nostri piedi o sotto di noi e nonostante il mio cammino sia avvenuto in una zona di scarsissimo interesse lungo una tristissima pista ciclabile, ho avuto modo di scovare cose curiose.

E l’esercizio fotografico unito ai pensieri-Labrador ha generato una riflessione (ve l’ho detto che se ne cava sempre qualcosa).

Ho riflettutto su come oggi ci affanniamo a generare o cercare foto patinate, laccate, tirate a lucido, super affascinanti, insomma quelle foto che creano l’effetto WOW. Lo facciamo perch√© siamo bombardati da immagini e le uniche che saltano all’occhio sono quelle wow che, va detto, sono ci generano stupore ma sono anche quelle che dimentichiamo dopo poco perch√© uguali o simili alle altre migliaia.

Le foto non super nitide, super texturizzate e super sature passano inosservate, e credo in fondo che sia anche piuttosto normale, siamo su piattaforme nelle quali siamo abituati a vedere un certo tipo di contenuto, quello che si discosta non emerge e cade nell’oblio, non visto.

La fotografia √® un’imagine, e il suo compito in effetti √® quello di generare stupore, bellezza, incanto.

Ma non solo, la foto ha molti altri scopi tra i quali il racconto di qualcosa, o l’ambizione di un racconto. Una foto fatta con il cellulare, senza troppe pretese pu√≤ raccontare storie, ma non siamo abituati (o non abbiamo il tempo) di leggerle.

Racconta la storia di chi o quello che √® ritratto, ma racconta spesso anche la storia di chi sta scattando quella foto, anzi forse √® quello il racconto che pi√Ļ passa inosservato.

Cos√¨ concentrati sui protagonisti dell’immagine ci dimentichiamo che quella foto √® stata scattata da qualcuno che non solo non vediamo, ma non sappiamo neanche chi √®, se non attraverso i suoi scatti.

Oggi vorrei raccontarvi le storie che ho incontrato lunga la mia passeggiata, le foto non sono niente di speciale, ma le storie secondo me lo sono.

O almeno potrebbero esserlo perché in fondo, la fotografia, di storie vere non ne racconta.

una gatta pelosa sull'asfalto con vicino una vite

mentre camminavo mi ha attraversato la strada una “gattapelosa” ad una velocit√† oserei dire disarmante, mi sono chiesta subito se fosse una processionaria, vedendola da sola ho dedotto di no, anche perch√© siamo fuori stagione, quindi la mia domanda successiva √® stata: “e non lo siamo anche per le gatte pelose fuori stagione? Cosa ci fa in giro a novembre? E’ stata sorpresa dal freddo?”

L’ho fotografata e me sono andata con questo dubbio amletico ma poco pi√Ļ avanti ne ho trovata un’altra e a questo punto la curiosit√† √® diventata pi√Ļ insistente: perch√© sono sull’asflato e attraversano le piste ciclabili? Mentre mi avvicinavo con il telefono per fare una foto macro al suo peletto affascinante ho visto una cosa che non avevo visto prima; una vite.

Toh che curioso, devo fotografarle assieme, cos√¨, una in fianco all’altra. Da dove arriver√† quella vite? Si √® persa da qualche bici forse, oppure √® l√¨ per altri mille motivi a me sconosciuti, se non mi avesse attraversato la strada questa seconda gattapelosaoquelche√® non avrei visto la vite. Quanti microscopici oggetti ci sono ai nostri piedi che noi non vediamo, ignoriamo, calpestiamo ma che hanno un luogo da cui provengono e un motivo per essere l√¨?

Per un bel po’ mi sono chiesta quale fosse la casa di questa piccola vite e quale fosse l’evoluzione della vita di queste gatte pelose. Queste domande non hanno risposte.

un palloncino nero con una scritta della catena di supermercati Alì arancione,con un bastoncino rigido per tenerlo tra le mani abbandonato sull'asfaltovicino ad un marciapiede

Poi ho trovato un palloncino abbandonato, tutto sommato non una cosa rara diciamocelo, ma questo è un palloncino che non sta per aria, ha un bastoncino attaccato ma soprattutto è nero con la scritta di una nota marca di supermercati.

Questa la ritengo una cosa inusuale, nel raggio di diversi chilometri non è presente quella catena di negozi, quindi la sua storia potrebbe essere di un cliente, probabilmente genitore di un bambino, al quale è stato donato il palloncino mentre erano a fare la spesa.

Ma da quando i supermercati fanno palloncini? Forse c’√® stata una festa di questa catena? Hanno festeggiato un anniversario o forse un nuovo punto vendita? Se √® cos√¨ dove che non ne ho sentito parlare e ce ne sono diversi nella zona?

E come √® stato perso questo palloncono? Forse √® stato buttato volontariamente per strada, o forse caduto dall’auto nello scaricare le borse della spesa. Che triste destino questo palloncino.

Queste domande non avranno mai risposte.

un maglione verde sporco e stropicciato abbandonato sull'asfalto, vosto dall'alto vicino ad un palo di ferro.

Un maglione, a giudicare da come è messo è lì da un pò.

Chi l’ha perso lo aveva sicuramente sulle spalle, o legato in vita, o appoggaito ad una borsa.

E’ una pista ciclabile frequentata pi√Ļ o meno dalle stesse persone, per lavoro, per le passeggiate giornaliere, perch√© non sei tornato/a a prenderlo?

Perch√© nessuno lo ha raccolto appena l’ha visto a terra?

In questi casi mi si scatena una forte lotta interiore: lo raccolgo perché è un peccato lasciarlo lì oltre al fatto che è parte inquinante oppure lo lascio lì perché forse il proprietario lo sta cercando?

Poi sono io ad averlo portaro via se lui/lei non lo trovano pi√Ļ e mi si scatena il senso di colpa. A me √® capitato di frequente di dimenticare qualche maglione in giro, e ogni volta venivo presa dallo sconforto e tornavo indietro al locale di corsa pregando di ritrovarlo. Per motivi affettivi, perch√® sono capi che amo, perch√© sto malissimo quando perdo cose mie alle quali attribuisco sentimenti di solitudine e sconforto.

Una volta trovai un bellissimo giubbetto in mezzo alla strada, stavo andando in bici e probabilmente chi lo ha perso andava in bici. Lo raccolsi dicendomi che in mezzo alla strada sarebbe stato distrutto dalle macchine, non c’erano cancelli su cui appoggiarlo. Ancora oggi lo guardo e penso alla sua padrona, se ci sia rimasta male, sono felice di avergli dato una seconda vita ma lui sar√† felice? E’ un giubbetto, non √® un cane, lo so, ma non sempre le cose sono cose.

Questo maglione lasciato lì alla pioggia, ridotto uno straccetto mi ha messo molta malinconia.

A queste domande non avrò mai risposta.

Al d√¨ l√† c’√® un cane.

Questa storia mi appare chiara e cristallina. Se non ci sono campi da tennis ma c’√® una pallina da tennis c’√® un cane.

Un solo piccolo oggetto, apparentemente insignificante ci dice molto chiaramente qualcosa, non è incredibile?

E’ questa foto che ha cominciato a farmi riflettere sulla potenza di racconto delle foto.

Siamo cos√¨ abituati a guardare immagini mordi e fuggi in modo sterile aspettandoci chiss√† che roba che non siamo pi√Ļ capaci di ascoltare quello che hanno da dirci.

Questa foto potrebbe essere un racconto felice, di un cane che gioca con la sua pallina che poi ha lasciato lì, sul quel tratto di erba.

Oppure portrebbe essere una storia triste, di una pallina abbandonata l√¨ sola perch√© il cane non c’√® pi√Ļ.

Oppure non c’√® nessun cane e quella pallina √® l√¨ per un altro, sconosciuto motivo.

Ognuna di queste foto io le ho interpretate così, voi molto probabilmente le interpretate in modo diverso.

O forse a voi nessuna storia è venuta in mente.

Se non vedete storie, nelle foto, forse non lasciate abbastanza liberi i vostri cuccioli di Labrador.

In ogni caso a tutte queste domande non avremo mai risposte, ma noi non vogliamo risposte, perché se rispondiamo a tutte queste domande avremo fatti, non storie.

E perdiamo la magia.

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