Come è andato il tuo viaggio in Bretagna?

onde spumeggianti si infrangono su una grande spiaggia al tramonto

Aspetta, adesso te lo dico, ma prima una doverosa premessa, non sono una travel-blogger.

Amo viaggiare, che detta così pare una cosa banale me ne rendo conto ma ci sono cresciuta con i viaggi ed è una cosa così importante per me da aver sofferto per anni di crisi da astinenza. Impossibilità economica, casini, le solite cose della vita… Ultimamente invece la fortuna ha voluto che io riprendessi a viaggiare che è per me una delle gioie più grandi al mondo, non solo, ho anche ripreso a farlo nel modo che adoro: con una roulotte. Lo so che sono gli anni della “Vanlife” ma io sono ancora strettamente legata a doppio filo alla roulotte!

Io principalmente mangio e fotografo, e i viaggi sono perfetti per queste due attività! Così ho deciso che questo sarebbe stato il primo articolo del mio Blog appena nato, parlarti del mio viaggio in Normandia e Bretagna quindi, se ti interessa, ti racconto come è andata, magari troverai qualcosa di utile da sapere se desideri visitarle (tra parentesi, assolutamente meritevoli di essere viste). Non sono solita tornare negli stessi luoghi perché credo che il tempo sia poco e il mondo grande, ma in questo caso, nonostante le avessi già viste, non ho detto di no al mio compagno quando le ha proposte come meta.

Abbiamo deciso di salire dalla Germania, su fino a Strasburgo e poi verso la Normandia questo per diversi motivi: evitare i pedaggi autostradali francesi più del dovuto, evitare il pedaggio del traforo del Monte Bianco in andata e ritorno o la vignette svizzera (se si vuol evitare il traforo) e poi perché partiamo dal nord est dell’Italia quindi ci andava comodo. L’idea era di fare un anello e rientrare facendo un percorso diverso quindi abbiamo poi deciso di rientrare dal Monte Bianco. A questo proposito devo dire che le autostrade francesi sono davvero belle ma molto care, sopratutto con un rimorchio, in certi casi sui può anche valutare di stare fuori dalle autostrade perché le statali sono ben percorribili e la velocità con un rimorchio non cambia molto, però bisogna anche mettere in conto l’attenzione di chi guida, sulle statali risulta un po’ più stancante per il traffico più locale e l’attraversamento di piccoli centri ma questa è ovviamente un scelta soggettiva.

Avevamo già scelto da casa i luoghi delle varie tappe, soprattutto i punti fissi una volta arrivati a destinazione per poi visitare i dintorni e in Normandia è stata Fermanville, una piccola cittadina vicino alla città di Cherbourg. Il campeggio è piccolo, grazioso e ben tenuto, dall’altra parte della strada principale c’è un piccolo borgo con case molto vecchie tutte splendidamente ristrutturare, con questo tripudio di fiori e giardini come solo i francesi sanno fare; sulle case, sulle rotonde, lungo le strade, sui cartelli segnaletici, ogni luogo è buono per mettere un vaso pieno di ogni tipo di pianta e fiori, una meraviglia. I tetti sono spioventi e hanno le tipiche tegole piatte e poi ci sono i tipici camini alla francese che certe volte mi parevano tante piccole casette della Lego, a cinque minuti di cammino lungo una stradina in mezzo a case bellissime c’è una spiaggia che toglie il fiato, grandissima, semi deserta, selvaggia, con dune dalla vegetazione lasciate intatta dove i pochi bagnanti avevano solo ciabatte e asciugamano e si proteggevano dal sole e dal vento grazie alla vegetazione. La bassa marea scopre, come sempre da queste parti, una grandissima porzione di spiaggia che è piena di vita che poi verrà ricoperta al risalire della marea.

spiaggia ampia punto di vista radente alla sabbia, scogli marroni circondati da alghe verde brillante mare e cielo blu nessuna persona solo natura

Ci sono moltissimi percorsi per escursioni e noi il primo giorno abbiamo seguito il sentiero lungo tutta la costa che porta ad un faro dove c’è un curioso mix al quale noi non siamo abituati; mare, brughiera e pascoli. Guardando all’interno della costa poteva sembrare di essere in un altopiano con i pascoli e le mucche che brucano placide ma poi ti giri e vedi questo oceano meraviglioso, selvaggio, con un intenso profumo salmastro.

Come da rito abbiamo anche fatto il giro delle spiagge dello sbarco che però è stato infruttuoso e deludente; troppa gente, troppo turismo, tutto troppo trasformato in una macchina per generare soldi, un parco divertimenti, confusione e bambini che strillano e giocano nei bunker o nelle buche provocate dalle bombe senza alcun rispetto per luoghi che secondo me meriterebbero più pace. Purtroppo io sono rimasta molto legata a quando le vidi la prima volta nel 1989 dove questo turismo di massa era praticamente assente e le spiagge sembravano congelate al momento dello sbarco, fuori dal tempo e completamente immerse nella natura. Meritano comunque assolutamente una visita, compreso il bellissimo Memoriale americano, ma fuori stagione, se possibile. Diverso è invece per il Memoriale tedesco, meno conosciuto o forse meno alla moda, più piccolo, più sobrio, più ombroso e cupo. Ma la stretta al cuore rimane la stessa nel vedere tutte quelle croci di ragazzi che avevano appena vent’anni.

Passata la delusione siamo andati a Cap de la Hauge lungo la penisola del Contentin, il lembo di terra che sale a nord verso l’Inghilterra a ovest di Cherbourg. Lì abbiamo scoperto che c’è un enorme impianto di riprocessamento delle scorie nucleari. Questo impianto insieme a quello dall’altra parte della manica, in Inghilterra, sono i più importanti impianti di riprocessamento di scorie radioattive in Europa, quasi tutte le centrali mandano lì le loro scorie. Se ti interessa qui abbiamo scoperto un sacco di cose! Al di là del fatto che sia inquietante passarci accanto e sapere che sono stoccate tutte quelle scorie radioattive devo dire che a me personalmente ha affascinato tantissimo, un impianto grande quanto una cittadina con un perimetro delimitato da sistemi di sicurezza incredibili, un po tipo muro di Berlino ( ci saranno stati anche i cecchini? Non mi stupirei!)

Tornando indietro ci siamo fermati a vedere la rada di Cherbourg ( La rada è una sorta di porto con la differenza che è chiusa naturalmente o artificialmente per fare in modo che le imbarcazioni possano ancorare e sostare in sicurezza al riparo da venti e correnti (che qui non vanno molto per il sottile) che è la più grande rada artificiale d’Europa. Davvero incredibile la sua estensione!

L’idea era che l’ultima tappa della Normandia fosse le Mont Saint Michel ma, avendolo già visto io due volte senza però mai essermi fermata a vedere la marea che sale, questa volta non volevo assolutamente perdermi questo spettacolo! Purtroppo guardando il bollettino ufficiale abbiamo scoperto che l’incidenza della marea non era alta in quei giorni ( eh sì, perché la marea non sale sempre uguale, ha incidenze diverse a seconda non solo delle fasi lunari ma anche della posizione del sole, se ti interessa ti lascio il link dell’ufficio del turismo per consultare la tabella). Così abbiamo proseguito per la Bretagna organizzando la visita a Mont St. Michel in un giorno di marea con incidenza più alta quando avremmo cominciato il rientro verso casa.

In Bretagna abbiamo avuto qualche problema con i campeggi piuttosto pieni ma alla fine siamo arrivati a Camaret dove abbiamo trovato un campeggio con delle piazzole private divise da siepi che erano veramente grandissime! A parte questo non era particolarmente degno di nota ne come posizione ne come servizi. Siamo anche stati un po’ sfortunati con il tempo visto che solitamente in Bretagna il clima cambia piuttosto in fretta ma nel nostro caso ha piovuto parecchio e faceva anche molto freddo. In una giornata buona siamo andati a Point de Penhir che è una cosa pazzesca! Mi si sono riempiti gli occhi di lacrime a vedere questo luogo selvaggio, con questo mare turchese, queste scogliere mozzafiato, questa spiaggia immensa e dorata, le distese di eriche sferzate da un vento incessante e inclemente, un luogo così selvaggio, con questo immenso oceano blu e le sue correnti fortissime, questa sensazione di luogo inospitale, rude, intatto. Meraviglioso.

vista dall'altro di una scogliera della Bretagna con Eriche e arbusti mare blu intenso e turchese vicino alle rocce natura selvaggia

Al rientro ci siamo fermati nel villaggio di Locronan che è un piccolo borgo medievale che è ancora oggi mantenuto intatto in ogni particolare, insegne comprese dove il traffico delle auto è interdetto e riesci a immaginare come doveva essere una volta, lì ho mangiato una crêpe con mele tatin e caramello al burro salato che credo ricorderò per tutta la vita!

La Bretagna è piena di Dolmen e Menhir che sono antichissime pietre del neolitico ( il Dolmen è una tomba megalitica mentre i Menhir che in bretone significa “pietra lunga” sono dei monoliti) se ne trovano davvero ovunque, noi siamo andati a vedere alcuni Menhir che sono intorno a Camaret che sono tra i pochi ad avere un allineamento circolare, è incredibile vedere queste pietre posate circa 6000 anni fa!!!! A Cairn de Barnenez c’è il Tumulo di Barnenez, ed è il sito neolitico più antico del mondo, più anche di Stonehenge!. Purtroppo è richiesto un pagamento di un biglietto d’ingresso per visitarlo ed è vietato ai cani quindi abbiamo deciso a malincuore di non vederlo.

E a proposito, lo sapevi che la leggenda di Merlino, Morgana e la Dama del Lago nasce proprio in Bretagna ed esattamente nella foresta di Broceliande? Beh io no, tutta la storia di Artú e la ricerca del Graal la davo per certa in Inghilterra. La confusione deriva dal fatto che la leggenda nasce da poesie gallesi e bretoni, questo perché la popolazione celtica migrò in Bretagna dando molti degli attuali nomi a città e luoghi, infatti ancora oggi si parla il bretone e vengono mantenuti i doppi nomi sui cartelli stradali. Curioso è anche che insieme ai Celti l’altra comunità ad abitare la Bretagna furono i Veneti! Facendotela breve, dal V al VI secolo divenne Nuova Britannia, composta da vari regni Bretoni abitate da Angli e Sassoni. Questi piccoli regni erano collegati ai regni britannici corrispondenti tra i quali la Cornovaglia. Da qui la confusione. E così, se vai nella foresta Broceliande troverai il lago, il castello e l’albero di Merlino!

Dopo varie visite a luoghi e cittadine nei dintorni come Roscoff abbiamo cominciato il viaggio di rientro, ci siamo fermati per un paio di notti poco più a nord di Dinan così da poter visitare Mont Saint Michel il giorno dopo. La mattina abbiamo visitato St Malo, incantevole davvero, la passeggiata sulle mura è davvero molta bella e la cittadina è un gioiellino da vedere. Secondo le previsioni il picco della marea era alle 21,55 quindi consigliavano di scegliere un posto da cui ammirarla almeno un paio d’ore prima del picco massimo. Noi siamo arrivati circa alle 15 e devo dire che è stata un po’ lunga l’attesa. Come ti ho già detto avevo già visto due volte Mt. St. Michel e questa è stata la terza; ad ogni volta, a distanza di molti anni, il parcheggio è cresciuto in dimensioni ma sopratutto si è allontanato sempre di più dall’Abbazia! Devo dire che i servizi sono fantastici, c’è un bellissimo campeggio vicino ai parcheggi, immerso nel verde e ci sono le navette che funzionano 24 su 24 per portarti fino all’Abbazia, questo rende possibile, a dispetto di una volta, poter andare anche solo per una cena romantica! Se si decide di farla a piedi bisogna percorrere circa due chilometri e io personalmente consiglio vivamente questa soluzione perché la vista della rocca che si avvicina piano piano è stupenda.

vista di Le Mont St Michel con il mare ritirato di giorno che sistaglia nel cielo blu con nuvole bianche in mezzo al prato sferzato dal vento maestosa rocca in mezzo al mare

Una volta lì abbiamo evitato la strada principale che porta all’Abbazia perché oltre ad essere quasi impraticabile per la quantità di gente i cani non possono entrare quindi siamo rimasti lungo le stradine e le casette sottostanti, lungo le mura su e giù dalle scale a vedere questo spettacolo pazzesco di sabbia a perdita d’occhio perché il mare si trova a 15 km.

Pensa, 15 km!!! Sono tantissimi! Io guardavo e guardavo questo paesaggio meraviglioso e continuavo a chiedermi: “come può il mare fare tutta quella strada?” Lo trovo ancora adesso un fenomeno incredibile.

vista dall'alto della rocca di mont st michel in normandia dove si vede la spiaggia e piccole pozze di acqua lasciate dal mare che si è ritirato la gente che passeggia nel piazzale e una vista a perdita d'occhio dell'entroterra

Così abbiamo passeggiato, mangiato, ci siamo riposati e abbiamo a lungo aspettato. Ho più volte pensato da dove avrei potuto guardare la marea, consigliano il cortile dell’Abbazia che è il punto più alto ma noi non potevamo entrare, ho valutato i vari torrioni delle mura ma poi ho pensato che mi sarei persa il mare che circonda l’isolotto e volevo riprenderlo. Così alla fine abbiamo deciso per la passerella. Se vai (e se sei da quelle parti DEVI andare) rimani, rimani, rimani. Non andare via, dopo le 17 la gente diventa pochissima e poi via via sempre meno con il passare delle ore. Puoi visitare e passeggiare e cenare senza confusione,e la vista del mare che sale è impagabile, fuori da ogni immaginazione. Considera che a nord la luce c’è fino a tardi, il crepuscolo vero e proprio è arrivato alle 22. Guardavamo l’orizzonte con il sole che si abbassava e rifletteva la luce sulle grandi zone di acqua rimaste dal mare ritirato, ma ogni volta che guardavamo l’orizzonte ci appariva inspiegabilmente diverso, ma non capivamo. Ad un tratto abbiamo percepito che era il mare e da lontano sembrava una grande, grandissima onda che si avvicinava. Un tuffo al cuore! La temperatura si abbassava e il vento soffiava sempre più forte man mano che il mare si avvicinava, come se andassero in simbiosi, come se si sospingessero a vicenda. E poi il mare è arrivato, di corsa, ha cominciato a lambire le rocce e le mura, era un mare agitato, con forti onde spumeggianti e la velocità con cui è salito è incredibile. Il sole tramontava su di lui e lo spettacolo era magico, con la luce dorata che filtrava dalle nuvole e questo mare inquieto che avanzava. Faceva freddo, soffiava un vento fortissimo e nuvole nere e cupe minacciavano maltempo ma non volevo, in nessun modo, andarmene prima di aver visto anche l’ultimo lembo di sabbia sparire sotto quel meraviglioso e incredibilmente vivo oceano.

vista nottura di mont st michel circondato dalla marea cielo blu notte e ombre nere e le stupende luci dorate della rocca illuminata per la notte

E’stata un’esperienza meravigliosa.

Il ritorno un po’ meno perché cominciava a piovere, eravamo stanchi e intirizziti dal freddo così ci siamo messi ad aspettare i bus navetta fino a quando un addetto alla sicurezza non ci ha detto che i cani non ci possono salire. Pioveva ed era buio…mi sono arrabbiata e, devo dire, questo non depone a loro favore, trovo vergognosa una cosa del genere (tra l’altro il mio cane è piccolo!), l’anno scorso in Germania l’ho portato OVUNQUE, in ogni negozio, ogni ristorante e ogni mezzo pubblico. Era sempre ben accetto e ben guardato. E così ci siamo messi correre come matti lungo tutta la strada per il rientro arrivando sfiniti, in un parcheggio enorme COMPLETAMENTE al buio senza essere in grado di vedere le auto e quindi anche la nostra. Alla fine ce l’abbiamo fatta e devo dire che tutto, dall’inizio alla fine, disagio del rientro compreso, hanno contribuito a rendere questa una delle giornate più divertenti, piena di emozioni e anche un pizzico avventurosa che ricordo. Avessi preso il bus navetta non avrei fatto questa foto che mi riempie il cuore.

Rientrare tutti e tre nel lettuccio caldo della nostra roulotte è stato ancora più bello e il nostro piccolo lupetto è stato davvero bravo ad affrontare una giornata estenuante come quella, seguendo il suo branco in cose per lui senza senso e correndo come un matto insieme a noi, davvero bravo.

Da lì poi abbiamo cominciato a scendere verso il confine svizzero e poi verso il traforo, sostando altre due notti per poi rientrare a casa. Con il classico senno di poi aggiusterei certe decisioni, certi itinerari, poi però penso anche che comunque probabilmente non avrei visto certe cose, o mi sarei persa certe esperienze quindi, alla fine, credo che un viaggio vada sempre un po’ vissuto per quel che è, così come viene, perché il viaggio è davvero la metafora della vita, non sai mai cosa ti può succedere e non va sempre tutto bene, a volte sbagli strada, a volte torni indietro, sei colto da dubbi su cosa sarebbe meglio fare e a volte decidi anche di cambiare in strada in corsa, fuori programma, e vada come vada.

Spero che questo mio racconto ti sia piaciuto e magari che ti sia stato utile in qualche modo o che ti abbia incuriosito se stai pensando di organizzare un viaggio da queste parti!

Grazie per essere arrivato fino alla fine!

Stay Creative

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2 risposte

  1. Valentina ha detto:

    Che bello il tuo racconto!
    Mi segno tutto nella speranza di fare lo stesso viaggio molto molto presto.
    Mi dispiace sapere che ci sono problemi con i cani soprattutto perché anche noi portiamo ovunque il nostro segugio Tigro ma questo tuo articolo mi è utilissimo anche sotto questo punto di vista!

    • marziacolzani ha detto:

      Ma grazie! Sei la prima persona che commenta in questo piccolo e appena nato blog e ti ringrazio tantissimo per queste belle parole! Sono contenta che ti sia stato utile, per il tuo piccolo Tigro purtroppo dipende un po’ da cosa decidi di vedere, considerando che sono luoghi per lo più all’aria aperta potrai tenerlo sempre con te, ci sono moltissimi cani ovunque e nei ristoranti ho potuto portarlo, ed è già una gran cosa! Un saluto e grazie ancora

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